Blended Learning: Il circolo virtuoso di miglioramento continuo

“È impossibile per un uomo imparare ciò che pensa di sapere già”

Epitteto

Le nuove dinamiche formative, abilitate al digitale, espandono il contesto di apprendimento oltre le logiche tradizionali determinando così il passaggio per l’ente organizzatore, sia esso una scuola o un’associazione, a dispensatore di nozioni in grado di abilitare la conoscenza.

Oggigiorno, oltre alle flipped classrooms, il social learning e l’active learning si sta facendo strada una nuova metodologia formativa: Il Blended Learning.

In cosa consiste? È una modalità di apprendimento che unisce la modalità di insegnamento tradizionale in aula con la comodità fornita dall’accesso dal proprio laptop ovunque ci si trovi.

Data la definizione, quali sono i vantaggi di questo approccio didattico?

  • Il focus è sul discente, si apprende secondo il proprio ritmo
  • Maggiore flessibilità di utilizzo
  • L’approccio ibrido abbatte le dinamiche di spazio e tempo

Il Blended Learning è una metodologia didattica che unisce il meglio di entrambe le modalità di formazione, in presenza e in remoto. Nello specifico questo approccio misto, da un lato permette di apprendere con il proprio ritmo studiando contenuti anche in modalità e-learning dall’altro permette comunque la possibilità di confrontarsi in aula con il docente e gli altri discenti attivando così un circolo virtuoso di miglioramento continuo. La digitalizzazione del percorso formativo non è da intendersi come la scomparsa delle lezioni tradizionali face-to-face bensì un approccio ibrido rispetto alla formazione tradizionalmente intesa.

Cos’è cambiato? Il focus è sul discente, a cui viene riconosciuta l’opportunità di essere parte attiva piuttosto che limitarsi ad ascoltare e imparare: in questo modo, da passivo e reattivo il partecipante riveste un ruolo più attivo e interattivo.

Visti tutti questi vantaggi non hai scusanti.

Resta al passo con il cambiamento e scopri l’Executive Master di C&G Business School e i sei Micro Master di cui è composto. Fatti questo regalo e investi nella formazione!

L’evoluzione della comunicazione: vecchi e nuovi media

Una delle sfide quotidiane del nostro tempo è quella di stare al ritmo con i tempi.

La comunicazione deve per forza adeguarsi alle nuove piattaforme.

Aurora Leone e Gianluca Fru dei The Jackal

Lo sappiamo, il linguaggio non è statico e anzi, subisce variazioni a seconda dei tempi e del contesto nel quale avviene la comunicazione. Ognuno di noi, infatti, cambia registro a seconda dell’interlocutore che ha di fronte, del mezzo che usa e della specificità del contesto.

La capacità di fare un uso flessibile del proprio repertorio, per poterlo variare e adattare di volta in volta dipende sia dalle competenze, sia dalla personalità del parlante. Alcuni si sentono a loro agio soltanto nella conversazione all’interno di piccoli gruppi, mentre si sentono imbarazzati quando devono parlare di fronte ad un pubblico di ascoltatori anonimi, altri invece non provano nessuna difficoltà a rivolgersi ad una platea o addirittura, al “pubblico invisibile” delle dirette social.

Finora, nei nostri appuntamenti settimanali, abbiamo esaminato la comunicazione prevalentemente come comunicazione interpersonale tra due, o comunque poche persone, in cui ognuna è allo stesso tempo emittente e ricevente di messaggi. Una parte della nostra giornata, però, la trascorriamo leggendo articoli o post, ascoltando notizie e Podcast o guardando video. In tutti questi casi riceviamo messaggi che non sono rivolti a noi personalmente, ma ad una moltitudine di nostri simili.

Ne siamo tutti a conoscenza, la nostra è l’epoca della comunicazione di massa, delle comunicazioni cioè che raggiungono in modo rapido e simultaneo una pluralità di individui che, generalmente, vivono in luoghi diversi anche molto distanti tra loro.

Ovviamente questo tipo di comunicazione non era del tutto sconosciuto in epoche precedenti, semplicemente venivano sfruttati altri canali. I libri si sono cominciati a stampare attorno alla metà del XV secolo e i giornali verso la fine del XVII, il cinema ha già almeno un secolo di storia alle spalle, la radio un po’ meno e la televisione ormai più di mezzo secolo. Tuttavia, fino alla metà del XIX, e per paesi come l’Italia fino all’inizio del XX secolo, è improprio parlare di comunicazione di massa. Libri, giornali e riviste erano un consumo di élite, di coloro che sapevano leggere e come sappiamo, prima della diffusione dell’istruzione scolastica, questi erano un numero piuttosto ristretto.

Se il concetto di “cultura/mercato di massa” aveva inizialmente un connotato negativo, in tempi recenti hanno preso sempre più piede nuove ed interessanti prospettive che prevedono una sempre maggiore interazione tra emittente e ricevente. Un esempio eclatante è il “metaverso” di cui tutti parlano ma del quale non possiamo ancora contare su una definizione precisa.

Vediamo di procedere per gradi, a dispetto di quanto potrebbe sembrare il temine non è nuovo. Nasce difatti nel 1992 dal libro “Snow crash” di Neal Stephenson. Qui, il metaverso è descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite Internet. Trattasi di un termine generico progettato per incorporare la realtà virtuale e aumentata, i social media, internet e, soprattutto, la vita reale!

Famose son state le parole di Mark Zuckerberg ed in seguito nella NewsRoom di Facebook dove è stato ufficializzato come:

…un insieme di spazi virtuali in cui puoi creare ed esplorare con altre persone che non si trovano nel tuo stesso spazio fisico. Sarai in grado di uscire con gli amici, imparare, lavorare, ecc. … Non si tratta necessariamente di trascorrere più tempo online: si tratta di rendere più significativo il tempo che trascorri online.

Nella visione di Facebook il metaverso sarà uno spazio libero, interoperabile, di collaborazione tra sviluppatori, aziende, creator e politica e si propone di lavorare su quattro aree chiave: opportunità economiche, equità ed inclusione, sicurezza ed integrità e privacy.

In sostanza il metaverso si basa sull’idea che rafforzando la sensazione di “presenza virtuale”, l’interazione online può diventare molto più vicina all’esperienza che si ha con le interazioni di persona. Proviamo ad immaginarlo come un luogo in cui le persone potranno incontrarsi in un ambiente virtuale tramite tecnologie avanzate che trasformeranno i cinque sensi umani in strumenti per accedere al nuovo mondo.

Quale può essere l’opportunità da cogliere nel 2022 per le aziende? Gaming, incontri digitali, camerini virtuali, app proprietarie con filtri AR sono tutti esempi di metaversi già esistenti e diffusi.

L’opportunità sarà, per chi è già presente sul mercato, quella di alimentare le esperienze di coinvolgimento dell’utente mentre, per chi ancora deve esplorare questo segmento è quella di intercettare le esigenze e gli interessi delle persone per creare delle community, spazi sociali di collaborazione, condivisione e competizione nell’ordine della creatività.

E tu? Ti stai mantenendo al passo con i tempi?

Professione: fundraiser

“Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande.”

Charlie Brown, de “I Peanuts”

L’odierno clima socio-politico estremamente instabile è la principale causa di un sentimento di generale insicurezza, ma particolarmente sentito soprattutto dai giovani, che vedono minato il presente e che li porta a visualizzare un futuro costellato da dubbi e sfide che appaiono insormontabili.

Le nuove generazioni sono perciò chiamate a sviluppare le necessarie competenze per sapere affrontare e adattarsi al cambiamento. É necessario acquisire e coltivare l’abilità di saper ribaltare un momento drammatico affrontandolo e gestendolo come un’occasione che sia fonte di nuove e stimolanti opportunità, e non come un ostacolo.

Anche il fundraising ha visto rivoluzionare i modelli su cui finora si fondava: un cambiamento che era già in atto, ma che gli eventi degli ultimi anni ha inevitabilmente accelerato.

I fundraiser oggi si trovano ad affrontare nuove sfide, come per esempio scegliere nuovi linguaggi per dialogare con le diverse generazioni di stakeholder.

La comprensione del pubblico è infatti la più efficace strategia per una raccolta fondi, e per un fundraiser il donatore deve rappresentare la priorità.

Deve conoscerlo, coinvolgerlo, conquistarlo, quasi corteggiarlo.

La fiducia è il fattore fondante ed è imprescindibile al fine di assicurarsi un rapporto che sia duraturo nel tempo.

Un processo di fundraising perché sia solido e valido deve inoltre avere uno scopo e degli intenti che siano davvero validi e il messaggio deve sempre trasparire chiaro e franco.

Si tende infatti a pensare al processo di fundraising solo come a un evento organizzativo ed economico, quando invece deve essere considerato un insieme di pratiche e attività di strategia di  comunicazione. Non solo: possiamo definirlo una pratica che comprendere mission, visione, trasparenza, rapporto con le persone, e quindi fidelizzazione ed etica.

Quella del fundraiser dunque è una professione poliedrica: è essenziale sviluppare le caratteristiche di un leader per ispirare fiducia e per farsi primo portavoce dell’ente o organizzazione che si  rappresenta, e al contempo deve saper ascoltare e di conseguenza saper comunicare bene.

Al Micro Master in Fundraising and Finance di C&G Business School, sviluppato grazie al supporto scientifico di H-Farm College, imparerai questo e molto altro: come affrontare una raccolta fondi, come agisce un investitore istituzionale e come portare avanti una negoziazione. L’approccio delle lezioni sarà di stampo pratico, con analisi di case study di imprese innovative che hanno utilizzato strumenti finanziari per crescere.

Le lezioni stanno per partire: si inizia venerdì 1 luglio in presenza nelle aule del Campus di H-FARM College. Sei ancora in tempo per partecipare! Scrivici a segreteria@cgbusinessschool.it e richiedi la tua domanda d’iscrizione.

Per saperne di più clicca qui e scopri l’intero programma!

Siete a conoscenza del fatto che Treviso vanta una realtà imprenditoriale unica in Italia?

C&G Business School! La prima Academy in Italia sulla Finanza Alternativa!

Come piace definirli a noi, con la nostra Academy, non parliamo semplicemente di corsi ma di percorsi di Alta Formazione per professionisti ambiziosi, al passo con i tempi e desiderosi di fare esperienza degli ultimi strumenti e programmi a vantaggio e rafforzamento del proprio team di lavoro e, conseguentemente, della propria realtà aziendale.

La nostra Academy, inizialmente nata da un’idea, ha preso vita e si è sviluppata grazie alla partnership con H-FARM College. Potete immaginare cosa può nascere dal connubio di queste due realtà imprenditoriali così all’avanguardia?

Tre distinti percorsi Executive della durata di sei, sei e otto Micro Master ciascuno capaci di fornire strumenti concreti di pronto utilizzo per il professionista e la propria realtà imprenditoriale.

Tre sono le nostre caratteristiche contraddistintive:

  • Docenti d’eccezione: Professionisti del settore, esperti in materia aggiornati e impegnati in prima persona nel settore che trattano in sede di docenza;
  • Modalità blended: Unendo il meglio delle due modalità di docenza online e in presenza;
  • Cornice, il Campus di H-FARM, che favorisce l’apprendimento e l’ampliamento della propria rete di network;

In questa sede ci teniamo a farvi una specifica sul terzo anno della nostra Academy, un percorso Executive con denominazione “Quotazione, Internazionalizzazione e Management”.

Il nostro ambito di competenza è l’ambito finanziario, e in questo particolare percorso abbiamo volutamente concentrato le nostre migliori attenzioni, conoscenze e professionalità.

Differentemente dagli altri due Executive Master da noi proposti, quest’ultimo conta otto Micro Master al posto di sei con inizio nel mese di gennaio 2024 e fine nel mese di settembre 2024.

I Micro Master coprono diversi argomenti, la maggioranza di questi si concentra in ambito finanziario spaziando da argomenti quali Internazionalizzazione e Finanza dei Mercati Esteri, Innovation & Tech Finance, Diritto e Fiscalità Internazionale della Finanza Alternativa fino a coprire il processo Pre IPO ed IPO.

In una visione di maggiore completezza e al fine di fornire al partecipante una formazione più omnicomprensiva abbiamo volutamente incluso Micro Master più manageriali a supporto delle competenze finanziarie trasmesse con i Micro Master sopra citati. È con questa volontà che abbiamo previsto i due moduli in Business Plan e Problem Solving.

Lo sappiamo, un professionista, per definirsi tale, deve spaziare su più tematiche avendo piena e completa padronanza di vari argomenti per ottimizzare le due risorse più preziose. Tempo e Personale.

Ecco giustificati questi due Master, a supporto dell’attività del professionista in una visione amplificata di comune vantaggio in termini di Teamwork.

Se questo non fosse abbastanza, all’interno di questo stesso percorso Executive abbiamo previsto altri due moduli Public Speaking versione Advanced e Personal Branding & Social Media Marketing.

Come sapete oggigiorno sono riconosciute e le hard skills e le soft skills. Traducendo la parola “skill” con il termine italiano “competenze” facciamo riferimento rispettivamente a competenze professionali e trasversali.

Le competenze professionali sono più facilmente “attastabili” e fanno riferimento al livello di studi raggiunto, i titoli, i livelli linguistici, lo spirito di analisi e di sintesi e le esperienze professionali.

Oggigiorno stanno acquisendo sempre maggiore importanza le competenze trasversali, altrimenti definite soft skills. Quest’ultime fanno riferimento alla capacità di comunicare in modo efficace, la capacità gestionale, la capacità di comunicare il proprio Mission e Vision aziendale, la gestione dello stress, il pensiero critico, l’intelligenza emotiva … Tutte quelle competenze che unite alla tecnica migliorano e facilitano l’ambiente lavorativo e l’attività di Teamwork.

A noi piace pensare che ogni giorno le scelte per le quali optiamo determinano e danno forma alla nostra realtà e in generale chi vogliamo essere nella vita. E tu? Sei interessato a investire nella tua formazione e aggiornamento professionale a vantaggio tuo team di lavoro? Riconosci nell’aggiornamento professionale la soluzione per realtà lavorative future ready?

Ne siamo fermamente convinti anche noi!

Linguaggio e comunicazione

Il linguaggio prima di significare qualcosa, significa per qualcuno

Jaques Lacan

L’unità fondamentale del comportamento umano è l’atto. Qualsiasi cosa facciamo è un atto: alzarsi dal letto la mattina, andare al lavoro o per esempio leggere un articolo di C&G Business School! Un atto può essere contenuto in un altro atto, leggere questo articolo, per esempio, rientra nell’atto più ampio di tenersi informati e questo, a sua volta, fa parte di un atto di più ampia portata che consiste nell’aggiornamento personale e professionale e così via.

Alcuni dei nostri atti non hanno conseguenze se non per noi stessi, ma nella maggior parte dei casi comportano delle relazioni con altre persone, costituiscono un’interazione vale a dire quel processo mediante il quale le persone agiscono o reagiscono in relazione agli atti di altre persone.

L’interazione umana è estremamente flessibile e varia e, sotto questo aspetto, differisce molto da quella degli altri animali sociali. Questi ultimi, per esempio, interagiscono gli uni con gli altri in modo irriflessivo e piuttosto rigido. Gran parte del loro comportamento è “istintivo” reagendo ai diversi stimoli secondo modalità geneticamente programmate. L’interazione sociale umana è estremamente diversa perché viviamo in un mondo significativo, reagendo all’ambiente naturale e sociale a seconda del significato che gli oggetti e gli avvenimenti hanno per noi.

L’interazione sociale si può svolgere ordinatamente soltanto se noi e gli altri riusciamo a definire e a interpretare le situazioni nelle quali ci troviamo.

Uno strumento di rappresentazione simbolica, utilizzato prevalentemente a fini comunicativi, è sicuramente il linguaggio. Potremo definirlo come la capacità di associare suoni e significati attraverso regole grammaticali, un flusso ideativo e informativo continuo costituito da insiemi di parole ed enunciati che interagiscono nella mente dei parlanti.

Alcune proprietà lo rendono diverso dagli altri sistemi comunicativi: Creatività, arbitrarietà e convenzionalità. Questo perché da un numero infinito di fonemi è possibile creare un infinito numero di messaggi, il significato delle parole non è intrinseco al suono ma deve essere appreso e infine l’aspetto del comune accordo sul significato da attribuire alle parole.

In tema di linguaggio linguisti, psicologi, letterati e medici si sono susseguiti e continuando a susseguirsi nel dare il proprio personale apporto al tema, per oggi a noi piace pensare che il linguaggio sia uno strumento di fondamentale importanza per descrivere e meglio farci comprendere il nostro ambiente sociale. È importante farne buon uso per interagire efficacemente non solo perché ci permette di entrare in relazione con l’altro ma anche per creare relazioni significative catalizzando l’attenzione degli interlocutori con la diretta conseguenza di accrescere l’adesione ai valori sfruttando così appieno le potenzialità insite nel linguaggio stesso. Il mondo in cui viviamo è significativo perché è costituito da un ambiente non meramente fisico ma anche simbolico e il linguaggio è il sistema di simboli più ricco e flessibile che esista. Ludwig Wittgenstein disse “I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo”, ampliamo quindi il nostro vocabolario e fissiamo nuovi e più vasti confini personali così da essere comunicatori più inclusivi ed efficaci!

La nuova era delle power skills

È di qualche mese fa la nuova indagine annuale “Cegos Observatory Barometer” condotta da Cegos, multinazionale francese della formazione. La ricerca condotta nel 2021 denota interessanti sfaccettature, conseguenti un contesto attuale molto dinamico e complesso.

L’intento dell’indagine è stato quello di registrare i cambiamenti che hanno impattato sul mondo della formazione, anche e soprattutto a seguito della crisi sanitaria causata dal Covid-19 iniziata a marzo 2020, e capire come gestirli al meglio, arrivando anzi a valorizzarli.

Sono state messe a confronto realtà di Paesi diversi tra loro: a fianco di Italia, Francia, Germania e Spagna, la ricerca è stata estesa anche a Brasile e a Singapore, due paesi con una forte potenzialità di crescita nel settore, e ha coinvolto 365 manager delle direzioni Risorse Umane e 2643 impiegati, quadri e dirigenti.

Dall’indagine emerge soprattutto un dato chiaro: la pandemia ha stravolto il nostro approccio al lavoro, al business e alla formazione. Le relazioni a distanza, il modo di lavorare e di formarsi da remoto/ibrido, la flessibilità nella propria organizzazione quotidiana e le nuove competenze trasversali ormai imprescindibili: le priorità sono cambiate, così come il mindest di professionisti e manager.

A tal proposito, è emersa una nuova consapevolezza da parte delle aziende per quanto riguarda l’importanza di una nuova formazione: la pandemia e la conseguente instabilità che ha generato hanno evidenziato come sia ormai imprescindibile colmare eventuali gap formativi per poter affrontare i cambiamenti improvvisi al meglio.

È ormai noto che è diventato indispensabile per ogni lavoratore stare al passo con la nuova digital transformation che ha un impatto sulla produttività e la qualità del lavoro ormai in ogni settore, ma le competenze attualmente più richieste non riguardano solo queste e altre soft skills.

I tempi impongono di parlare invece di power skills, come la leadership, l’adattabilità, la creatività, la comunicazione, l’ascolto, il lavoro di squadra, la gestione del tempo e tutti quegli aspetti che hanno l’effetto di migliorare la produttività, soprattutto in un contesto votato a continui e forti cambiamenti.

L’adattabilità, forse la power skill da considerare ormai obbligatoria, è uno dei punti di forza delle persone cosiddette “multipotenziali”.

Nel 2015 la scrittrice e artista canadese Emilie Wapnick tenne un TEDx dal titolo “Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione” che negli anni divenne virale, in cui esplorò le caratteristiche tipiche di persone che hanno interessi, passioni e vocazioni differenti.

Wapnick nel suo intervento ribalta alcuni dei consigli tradizionali per avere successo nella vita e nel lavoro e spiega che la strada della specializzazione non è sempre, necessariamente, la più valida o sicura.

Le persone multipotenziali dunque sono portate a trasformarsi in qualsiasi cosa bisogna essere in una data situazione, e in un mondo che sta cambiando in maniera così veloce e imprevedibile sono gli individui e le organizzazioni che scelgono di adattarsi per soddisfare i bisogni del mercato che crescono veramente.

È necessario dunque acquisire le giuste competenze per assecondare il cambiamento per assicurarsi un futuro pieno di soddisfazioni e nuove opportunità.

Quindi, benvenuta nuova era delle power skills!